Quel taglio di capelli che rimase nella storia: Roman Polanski e Sharon Tate

Il taglio di capelli più blasonato e sognato da tutti gli uomini nella storia. Quel momento di buon gusto e classe tra Roman Polanski e Sharon Tate che segnò la moda anni ’70

Ci sono quei momenti che non scorderai mai, quelle scene che rimangono incollate nella mente come meravigliosi quadri; quelle foto che dettano un’epoca, una tendenza o addirittura uno stile di vita. E si sa, come nella moda, nel cinema e nella tv, anche nella barberia alcune immagini hanno segnato una generazione e dettato i canoni del nuovo hairstyle. Se c’è una cosa che più di tutti ha ispirato il mondo dei barbieri e dei parrucchieri è il cinema e i suoi grandi attori. Look sfoggiati nelle passerelle, Grammy Awards e cast spettacolari sono stati il pane quotidiano e benedetto di tutti quei professionisti che volevano evolversi e dare lustro ad un mestiere sottovalutato e per certi versi ancorato al solo lavoro artigianale e di tradizione. Ma la barberia è molto altro! E come qualsiasi altra categoria di lavoro anch’esso ha bisogno di studio, innovazione e aggiornamento costante. E quale palcoscenico migliore se non quello del grande cinema? Ma nello specifico quali sono stati gli attori e i tagli di capelli che hanno segnato il lavoro e la storia del barbiere?

Sono loro, quei due che hanno fatto sognare intere generazioni, appassionati, scettici e persino inconsapevoli. Loro che il cinema l’hanno reso magico, attraente e per certi versi inarrivabile. Quei due che la carriera se la sono sudata, guadagnata e presa con le unghie.

 

Sharon Tate e Roman Polanski dopo il matrimonio, il 20 gennaio 1968

Sharon Tate e Roman Polanski, la coppia perfetta e destinata a volersi per tutta la vita o quasi. Due impavidi geni con la recitazione nel sangue. Nata a Dallas nel 1943, la sua bellezza ha fatto perdere la testa a migliaia di uomini. Se vi state chiedendo cos’ha fatto e dove ha recitato dovete cercare Per favore non mordermi sul collo. o La valle delle bambole, ma il primo è più importante. Con lei c’è sempre Roman Polanski e lei non è una Barbie, ma più precisamente una di quelle donne così perfette da far paura. Figlia di militare e cresciuta tra esercito e scuole religiose, la sua determinazione e imposizione fanno subito presagire un bel caratterino. Se ne innamorano tutti e il suo sguardo fa il giro nel mondo. Arriva ovunque, persino nell’animo del complicato del genietto polacco Polanski. Un incontro che sancisce un legame forte e difficile da sciogliere. Si sposano subito. Lui ha una camicia con gli jabot, lei è in minabito avorio by Alba, storico brand d’epoca. Fanno un film insieme e dopo poco lei rimane incinta. Era l’estate del 1969. Una sera di agosto di questo stesso anno, mentre The summer of love, Come Together dei Beatles, Aquarius (Let the Sunshine) e Proud Mary dei Creedence rimbombavano nelle casse delle automobili in coda sulle strade affollate di Los Angeles, un gruppo di persone armate, tutte giovani e tutte purtroppo membri della Charles Manson’s Family fanno irruzione nella casa di Sharon Tate e Roman. Lei 26 anni appena e un bambino in grembo all’ottavo mese, il parto è previsto dopo due settimane. Massacrano Sharon poco dopo le 22:30, qualche minuto dopo essere tornata dal suo ristorante preferito assieme agli amici di sempre Folger, Sebring e Frykowski. Gli assassini non hanno pietà, uccidono senza ripensamenti tutti e tre. A trovare i corpi in un lago di sangue il giorno dopo è Winifred Chapman, cameriera di Sharon. Polanski, informato dell’omicidio, torna a Los Angeles. I funerali delle cinque vittime si svolgono il 13 agosto in una Los Angeles distrutta e stranamente silenziosa. Sharon Tate viene sepolta con Paul Richard Polanski – il suo bimbo – tra le braccia. L’omicidio e il piano folle vengono attributi a Charles Manson che sconterà la sua pena fino a 83 anni. Eppure nessuno, a distanza di anni, ha mai scordato questa tragica vicenda, né tanto meno quelle pellicole così belle da sembrare finte. Quell’amore vero e sentito che ha fatto parte anche della quotidianità. Dei caffè a letto e anche dei tagli di capelli improvvisati, ma di gran stile. Sono gli anni ’60, gli anni del pompadour, delle lunghezze e delle grandi basette. Della massa, del volume e delle grandi acconciature. Mai nessun taglio “a domicilio” dettò così tanta tendenza ed emulazione. A casa, vicino alla finestra, con le luci naturali ed una grande voglia di uscire fuori dagli schemi.

 

Ma Anni ’60 significa anche Beatles e Beatles significa capelli lunghi, pettinati in avanti a caschetto o addirittura con la riga in mezzo e nessun piega che dia una sensata forma. E se tutto questo non vi fa venire in mente qualche immagine d’impatto o addirittura evocatoria, beh ci pensiamo noi! Perché nessuno ha mai attraversato le strisce pedonali con questo stile e meglio ancora, nessuno ha mai detto moda senza sapere che lo fosse. Gli anni ’60 anticipano i ’70, l’exploit di lunghezze, stile selvaggio o più comunemente detto hippie. Quello che ha identificato comunità e tutti coloro che nella natura e nella libertà d’espressione ci hanno visto un movimento, la pace dei sensi e perché l’uguaglianza. Sono gli anni del taglio di capelli lungo, dove basta qualche elastico, dei fili colorati e una “semplice coda di cavallo” quando c’è troppo vento o l’outfit lo impone. Capelli lunghi, mossi e spettinati. Woodstock e le manifestazioni a base di musica, rock and roll e tanto divertimento. Santana, Jimi Hendrix , The Who e tanti altri hanno ispirato la moda del tempo, ma la tengono viva anche ora grazie alle numerose sperimentazioni che l’haute couture ogni anno mette in passerella. Ed è per questo e con mille altre ragioni che possiamo dire come i capelli uomo abbiano terribilmente rappresentato la personalità di ognuno di noi attraverso tagli, colori e pieghe. L’esempio che ci fa maggiormente ragionare su quanto possiamo essere influenzati dalle epoche e dai personaggi risiede nello stesso momento in cui ci accingiamo ad andare dal barbiere con delle foto in mano dicendogli “Guarda anche io voglio i capelli così” oppure “Voglio lo stesso taglio di ….”; questo meccanismo di emulazione è molto comune, soprattutto quando gli idoli ci affascinano non solo per le loro capacità, ma anche per la propria immagine. E voi siete mai andati dal barbiere con le foto dei vostri attori preferiti?

 

 

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Anita Atzori