Il coronavirus e le conseguenze sui barbieri

Quando il sostegno e la condivisione diventano virali e non portano alla morte, ma bensì alla vita.

Sbilanciamoci. E stavolta facciamolo perché in realtà non vi sono altre vie di fuga; perché forse stare zitti sembra meno inquietante, perché la parola crea scalpore e in questo caso paura. Ma se fosse invece la condivisione e la riflessione a far la differenza? Se fossero i consigli, il supporto e l’aiuto a creare una nuova speranza, voi avreste ancora paura? La situazione di emergenza dovuta alla pandemia del coronavirus mette a dura prova anche i barbieri. Le preoccupazioni e l’incertezza aumentano con l’aggiornamento quotidiano dei dati su contagio e letalità del virus, ma è l’approssimarsi a luoghi geograficamente a noi più vicini che crea il cosiddetto “stato di allarme”.

Tuttavia è bene sottolineare che questo meccanismo nasce e cresce in maniera lenta quanto forzata a causa di una comunicazione talvolta priva di contenuti e informazioni frammentarie. Preoccupazione e incertezza, due parole che ormai conosciamo bene. Due stati d’animo che si sono accentuati dopo le ulteriori necessarie indicazioni del decreto del 9 marzo 2020, che ha cambiato drasticamente le nostre abitudini quotidiane, restringendo al minimo i nostri spostamenti e le nostre attività allo scopo di contenere l’epidemia. Stiamo vivendo un’emergenza mondiale, un fenomeno mai visto prima d’ora, che innegabilmente comporta sacrifici e rinunce.

Oggi noi di Barber Shop Crew vogliamo sostenere la “normalità”, tutte quelle persone che giorno dopo giorno hanno faticato per creare la loro attività. Barbieri che come noi sanno cosa significa lavorare 13 ore al giorno e sorridere nonostante i 39 gradi di febbre, o le mani doloranti. Grandi lavoratori, padri di famiglia e dipendenti dal futuro incerto.

Quando abbiamo iniziato questo lavoro eravamo pressoché adolescenti, difficilmente capisci subito cosa ti aspetta. Delle volte servono anni e anche qualche caduta. Una famiglia normale. Umile. Un periodo economico non sicuramente roseo o all’avanguardia, ma pur sempre speranzoso. E così senza storie su Instagram e pubblicità su Facebook ci siamo fatti la nostra strada. Sono passati vent’anni, ma l’entusiasmo sembra non essere mai cambiato. Sono cambiate le prerogative e perché no, il grado di consapevolezza. Il coronavirus ha portato anche a casa nostra un lungo momento di riflessione, un’occasione per stare vicino alla nostra classe lavorativa, e ai giovani che proprio ora stanno gettando le basi del loro futuro. Ed allora ecco una chiacchierata proprio con loro, con i fondatori della catena Barber Shop Crew e titolari del brand internazionale Solomon’s. A voi l’opinione di Paolo ed Eliseo Salomone.

Il settore della barberia italiana a causa del coronavirus sta vivendo un difficile periodo di crisi. Come avete reagito alle norme di chiusura imposte dal Governo?

E: La chiusura delle barberie è stata un’azione indispensabile per contribuire ognuno di noi a contrastare la diffusione del virus. Come azienda Barber Shop Crew avevamo deciso di chiudere tutti i punti vendita poco prima che uscisse il decreto ufficiale, in quanto consapevoli delle conseguenze non solo a livello penale, ma sopratutto di salute per il cittadino, e inevitabilmente per i nostri dipendenti. Mi auspico che in qualsiasi zona d’Italia si stia rispettando a pieno tale normativa.

Tutti hanno paura delle conseguenze, specialmente i piccoli artigiani che si troveranno a far fronte ad una grossa perdita economica, e ad una risalita piuttosto ardua. Quale consiglio ti senti di dare al momento?

E: In questo momento di crisi mondiale è inevitabile come qualsiasi settore stia subendo delle enormi perdite economiche. Ne dobbiamo prendere atto, non ci sono alternative. E’ importante però conservare estrema lucidità e lavorare sull’oggi per programmare il domani. Come farlo? Sicuramente senza piangere sul latte versato, ma contemplando nuovi scenari. Intanto noi come Barber Shop Crew abbiamo aderito alla piattaforma Frendy che permette ai nostri clienti di sostenerci con l’acquisto di un coupon spendibili una volta riaperte le nostre barberie a Roma.

Questo avvenimento segnerà le coscienze di tutti, ma anche la percezione del cliente nei nostri confronti, sicuramente più attento e pretenzioso. Sta a noi scrivere il primo capitolo della nuova imprenditoria italiana e dimostrare a tutti che nessuno sta fermo.

Come imprenditori e titolari di Barber Shop Crew avete pensato a delle soluzioni di sanificazione per i vostri punti vendita?

Certamente. Oltre alle quotidiane norme igieniche che abbiamo sempre attuato fin dalla prima apertura, stavolta abbiamo pensato di intensificare il processo con una sanificazione totale di ogni punto vendita tramite un’azienda specializzata. Siamo dalla parte del cliente e della sua salute, oltre che della nostra. Pulizia non solo dell’ambiente, ma anche del lavoro che ora più che mai ha bisogno di norme ben precise e trasparenza totale.

Tanta distanza, ma anche tanta vicinanza. In questo periodo sono tornati alti i valori i valori dell’altruismo e dell’umiltà. Cosa possiamo fare per aiutarci a vicenda?

A mio parere uno dei doveri che abbiamo è quello di dare supporto e sostegno a tutti i nostri cari, e in generali a chi ci circonda. Mai come ora è indispensabile cercare di tenere un atteggiamento positivo. Con questa caduta migliorerà sicuramente la percezione della nostra vita e dei valori che realmente ci appartengono. Il resto rimarrà sul cestino!

Come stai trascorrendo le tue giornate?

P: Questo stop ci porta a prendere dei momenti di riflessione, sia individualmente come persone che come lavoratori. Come azienda e come imprenditore, quando avvengono delle criticità per mio conto, o a causa di agenti esterni, come in questo caso del coronavirus, cerco sempre di trarre il lato positivo. Non è facile, ma studiando la situazione e attuando strategie per il futuro sicuramente la percezione cambia. Come persona credo che tale periodo mi abbia sicuramente dato la possibilità di ritagliarmi del tempo per fare alcune cose che molte volte vengono rimandate, come ad esempio passare più tempo in famiglia, leggere o fare qualche lavoro in casa.

Cosa farete non appena vi diranno che si potrà nuovamente uscire di casa?

P: Beh, sicuramente andare a lavorare! Il lavoro per me non è mai stato solo un dovere, ma anche e sopratutto un piacere. Incontrare le persone col quale quotidianamente lavoro, e chiaramente stare all’aria aperta e godermi le mie amate corse mattutine.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

P: Fondamentalmente sono due. Una è la famiglia, in quanto anche a livello lavorativo non ho mai amato creare dei gruppi troppo formali e distaccati, bensì come quella di sangue, anche la nostra azienda può essere considerata una seconda casa, e dunque una grande famiglia. Io e mio fratello pensiamo che per tenere in piedi tutto ciò, a casa come fuori, sia necessario avere grande rispetto del prossimo. Altra fonte di ispirazione per me è sicuramente Steve Jobs e la sua Apple, un grande esempio di come qualcosa di apparentemente futuristico e impensabile possa diventare reale col solo impegno e impagabile dedizione.

Due libri assolutamente da leggere nella vita.

P: Le Sette Regole del Successo di Stephen Covey, che sicuramente apparirà più chiaro solamente alla seconda o terza rilettura, e Il Potere di Adesso di Eckhart Tolle. Quest’ultimo veramente fondamentale nella mia vita, ha fatto sicuramente la differenza a livello personale e lavorativo.

I valori che nel lavoro e nella vita sono essenziali.

P: Fiducia e rispetto, ma anche e sopratutto la capacità di saper dare valore a chi abbiamo di fronte. Questi valori possono fare di noi dei buon leader e non dei semplici capi. E poi non sottovalutate la possibilità di guardarvi allo specchio e di sentirvi umanamente migliori rispetto al passato, o semplicemente coerenti coi vostri ideali.

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Anita Atzori